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James Sloss Ackerman è il decano della comunità internazionale di storici dell’architettura che studiano l’epoca del Rinascimento. È uno degli studiosi che hanno creato la moderna storia dell’architettura fondata su un approccio sistematico all’esame critico di tutte le fonti scritte e visive. La sua capacità di usare erudizione, un acuto senso dell’osservazione uniti a una sensibilità per l’architettura e una facilità innata di far rivivere i grandi architetti del passato con immediatezza, quasi a farne figure nostre contemporanee, costantemente presenti nella nostra cultura, è forse il maggiore dei risultati conseguiti da Ackerman. La sua opera ha esercitato un’influenza considerevole sia sugli storici dell’architettura sia sugli architetti.
II primo grande lavoro di Ackerman, The Cortile del Belvedere, edito nel 1954, tratta della questione dello stile, del significato e della relazione con l’antico. Tale opera è divenuta un modello per le monografie su singoli edifici, in particolare nei periodi rinascimentale e barocco,
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con una disamina critica di tutte le fonti scritte e visive fino ad arrivare a una ricostruzione plausibile delle intenzioni originali dell’architetto.
In una serie di influenti e colti articoli, molti dei quali ripubblicati nel 1991 in Distance Points: Essays in Theory and Renaissance Art and Architecture, Ackerman ha aperto nuovi orizzonti nel modo di considerare il Rinascimento italiano.
Ha richiamato l’attenzione su campi trascurati dell’architettura rinascimentale quali gli edifici di Milano precedenti il Bramante e le relazioni tra la mentalità degli architetti rinascimentali e la teoria architettonica del tardo gotico. Le sue ricerche sulla pratica architettonica In Italia nel quattrocento e cinquecento hanno posto le basi per tutti gli studi moderni dei disegni architettonici e i metodi di progettazione.
Una fase considerevole dell’opera di Ackerman è stata quella dedicata a Michelangelo,
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culminata nell’eccellente monografia The Architecture of Michelangelo, apparsa in inglese nel 1961 e successivamente edita in italiano, spagnolo, francese, giapponese e tedesco.
Questo libro si concentra sulla relazione tra le idee di Michelangelo sull’architettura e le sue opere costruite, fornisce una lucida analisi delle opere stesse e dei loro disegni preliminari e pone l’accento sui contesti fisici e mentali in cui dovettero essere create. Dopo aver scritto di Michelangelo, Ackerman ha volto la propria attenzione al Palladio, discutendone in quanto architetto e in quanto intellettuale, nel suo brillante libro Palladio, edito nel 1966. Esso è tuttora considerato la migliore introduzione al Palladio ed è disponibile non solo in inglese, ma anche in italiano, spagnolo, francese, giapponese e tedesco. L’influenza di questo libro è stata immensa, in special modo per il suo approccio innovativo verso il mecenatismo e il ruolo dei committenti nella creazione del significato culturale dell’architettura, soprattutto delle ville.
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Ackerman ha pubblicato il suo catalogo ragionato Palladio’s Villas nel 1967 e ha sviluppato questo ambito di ricerca fino al 1990, quando è apparso il suo libro The Villa: Form and Ideology of Country Houses. Questa volta ha posto la villa in un’ampia prospettiva storica, dall’antichità fino all’illuminismo. In tempi recenti sono apparse traduzioni di quest’opera fondamentale in italiano, francese e spagnolo.
James Ackerman è uno studioso di grande originalità e produttività, un abile scrittore di architettura e un insegnante che ha guidato molti eminenti studiosi ai loro primi passi. Egli continua a produrre fruttuose idee per lo sviluppo della storia dell’architettura in America e in Europa. Il suo lavoro è cresciuto costantemente e si è sviluppato prendendo in considerazione i cambiamenti in altre discipline, e nel mondo. Esso si è sempre ispirato a un senso del ruolo culturale e della responsabilità dello storico dell’architettura.
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James Sloss Ackerman is the doyen of the international community of architectural historians studying the epoch of the Renaissance. He is one of the scholars who created modern architectural history based on a systematic approach to the critical examination of all the written and visual sources. His ability to use scholarship, keen observation and responsiveness to architecture to present great architects of the past as immediate, almost contemporary figures, who are constantly present in our culture, is perhaps the greatest of Ackerman’s achievements. His work has had considerable influence on both architectural historians and practical architects.
Ackerman’s first major work, The Cortile del Belvedere, which was published in 1954, deals with the question of style, significance and the relation to the antique. It became a model for monographs on individual buildings, above all in the Renaissance and Baroque periods,
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critically examining all the written and visual sources and arriving at a plausible reconstruction of the original architect’s intentions.
In a succession of influential learned articles, many of which were reprinted in 1991 in Distance Points: Essays in Theory and Renaissance Art and Architecture, he opened up new ways of looking at the Italian Renaissance. He drew attention to such neglected areas of Renaissance architecture as the buildings of Milan prior to Bramante and the relations between the mentality of Renaissance architects and late Gothic architectural theory. His research on architectural practice in Italy in the 15th and 16th century laid the foundations for the whole modern study of architectural drawings and design methods.
A major phase of Ackerman’s work was dedicated to Michelangelo and culminated in the outstanding monograph The Architecture of Michelangelo,
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which appeared in English in 1961 and was later published in Italian, Spanish, French, Japanese and German.
This book focuses on the relation between the ideas of Michelangelo about architecture and his built works, provides lucid analysis of the works themselves and the preliminary drawings for them and stresses the physical and mental contexts in which they had to be created. After writing on Michelangelo, Ackerman turned to Palladio, discussing him as an architect and as an intellectual, in his brilliant book Palladio, published in 1966. This is still considered the best introduction to Palladio and is available not only in English, but also in Italian, Spanish, French, Japanese and German. The influence of this book has been immense, particularly in its innovative approach to patronage and the role of clients in the creation of the cultural meaning of architecture, especially of the villas.
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Ackerman published his scholarly catalogue Palladio’s Villas in 1967 and developed this sphere of research up to 1990, when his book The Villa: Form and Ideology of Country Houses appeared. This time he put the villa in broad historical perspective, from Antiquity to the Enlightenment. In recent years Italian, French and Spanish translations of this fundamental work have appeared.
James Ackerman is a very productive and original scholar, a skilful writer on architecture and a teacher who has guided many of the leading scholars in their first steps. He continues to give fruitful ideas to the development of the architectural history in America and in Europe. His work has constantly grown and developed taking account of changes in other disciplines, and in the world. It has always been inspired by a sense of the cultural role and responsibility of the architectural historian.
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